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Gestione Social Network, una falsa partenza

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Gestione Social Network una falsa partenza​ - Content Marketing Lab

Piccole attività locali alle prese con la gestione dei Social Network

Cosa significa «essere sui Social»?
Significa cogliere le concrete opportunità che essi ci offrono: creare connessioni, favorire partecipazione e coinvolgimento, creare fiducia grazie alla condivisione e al dialogo; significa raccontare e raccontarsi, dando agli altri la possibilità di conoscerci, di capire cosa facciamo e di fidarsi di noi; significa incentivare la discussione e il confronto e non limitarsi al monologo; curare i contenuti che andranno a sostanziare il nostro essere sui Social perché esso diventi presenza concreta, capace di generare opportunità.

Qualche giorno fa – come, spesso, accade – sono stata invitata da uno dei miei “amici” di Facebook a mettere il like alla pagina di un’attività ristorativa della mia città. Per curiosità (sono sempre attenta alle novità enogastronomiche), prima di dare il mio “mi piace”, sono andata a guardare: volevo saperne di più. La pagina, con tutta probabilità, era stata aperta contestualmente all’invito ricevuto da me e, presuppongo, da altri: era un work in progress perché, da quello che ho potuto intuire, il locale doveva ancora aprire. Solo alcuni aggiornamenti dell’immagine di copertina e poco altro. Che senso ha – mi sono chiesta, parafrasando una riflessione che qualcuno ha fatto a me non molto tempo prima – creare il contenitore (dicendo a tutti che esiste, peraltro) se, poi, non c’è contenuto per intrattenere chi arriva?

Pur volendo concedere tutte le attenuanti del caso – piccole attività locali con tanta buona volontà, ma poche risorse – la cosa che più mi ha colpita in senso negativo, facendomi decidere di non mettere il “mi piace” alla pagina Facebook, è stata la totale assenza di cura delle informazioni generali. Le basi, proprio. Anche se hai fatto lo sforzo di inserire la categoria “ristorante” – sarai, forse, il milionesimo in città – questo mi dice ben poco di quello che fai e di come lo fai. Trascurare i campi che Facebook, bontà sua, ti mette a disposizione (descrizione breve e descrizione lunga, per dire) è un’occasione persa: non mi reputi evidentemente degna di sapere che tipo di ristorante sei (vegetariano, vegano, etnico, specializzato in piatti di pesce o carne); non mi concedi la soddisfazione di conoscere cosa ti differenzia dai competitor con cui, prima o poi, dovrai confrontarti; non stimoli la mia curiosità con qualche dettaglio, accenno, particolare (un indizio di menu, magari). Nemmeno una data di apertura: basterebbe anche la stagione (quest’inverno? Per Natale? In primavera?). Niente.

Il like, però, me lo chiedi, nonostante io non abbia capito cosa fai di preciso e perché dovrei seguire la pagina Facebook di un’attività ristorativa che potrebbe non rispecchiare i miei gusti mangerecci. E questo sarebbe controproducente anche per te: ti ritroveresti un like inutile e, se anche i tuoi contenuti riuscissero a superare lo scoglio della limitata reach organica di Facebook, serenamente li ignorerei. Probabilmente, dai per scontato che, trattandosi di ristorazione (a chi non piace mangiare?) le persone mettano like a prescindere, ma anche questo è opinabile (molti tendono a ignorare gli inviti “pendenti”) e, soprattutto, non può essere un alibi per non raccontarti in modo esauriente e completo. Tanto valeva non aprirla, questa pagina Social, se non metti in conto l’importanza di “coccolare” le persone che hai invitato a seguirti, rendendo chiaro e comprensibile il tuo messaggio e sforzandoti di fornire, ogni giorno, tutte le motivazioni a tua disposizione per cui dovremmo venire a mangiare da te e non andare dagli altri.

La sensazione che ho avuto, quando sono atterrata sulla pagina Facebook del locale in questione – e che ho ancora, avendola riguardata da poco – è che non ci sia un reale approccio al Social Network come uno strumento di marketing, ma come uno spazio da riempire con qualche contenuto non ben identificato rispetto a una non meglio definita audience. Una pratica comune a molte più o meno piccole attività, nonostante basti poco per “essere” davvero sui Social.

Social Network: tre suggerimenti di base

1. Idee chiare: dove vuoi andare?

Se decidi di aprire una pagina su Facebook o un account su Instagram e, quindi, di usare i Social Network per comunicare con il tuo pubblico, devi capire se e come ciascuno di questi strumenti possa realmente essere utile alla tua attività e, sulla base di queste considerazioni, ottimizzare di conseguenza il canale. Ma come speri di attrarre e coinvolgere i tuoi fan se ti limiti a pubblicare immagini di scarsa qualità? Allo stesso modo, come speri di stimolare la curiosità di chi ti segue, se non curi le tue informazioni (le famose cinque “W” del giornalismo: chi sei, cosa fai, dove lo fai, perché lo fai, quando lo fai), ti limiti a pubblicare qualche scarno aggiornamento e non ti preoccupi almeno di descrivere il menu, le pietanze che proponi, le loro peculiarità? Avere tanti fan non significa che questi, magicamente, si trasformino in clienti: il “mi piace” sulla tua pagina segna solo la disponibilità a iniziare con te una relazione. Le persone che decidono di seguirti ti osservano, ti leggono, ti ascoltano e ti guardano (se pensiamo ai contenuti video) e, solo dopo, decidono se sperimentarti e diventare tuoi clienti. Che questa relazione sia fruttuosa e duratura dipende tutto dalla tua capacità – è proprio il caso di dirlo – di “nutrirla” per bene.

2. Conosci il tuo pubblico

Mettiti nelle scarpe del tuo cliente. Cerca di immaginare di cosa ha bisogno, cosa cerca, cosa gli piace e cosa no e, sulla base di questo, indirizza il tuo messaggio. Tornando all’esempio food, se il tuo ristorante risiede in una zona con molti uffici, uno dei tuoi target potrebbe essere l’impiegato che ha solo un’ora di pausa pranzo e che non pensa possano esserci alternative al solito panino o pezzo di pizza, ma sicuramente sarebbe disponibile a prendere in considerazioni offerte diverse. Crea dei contenuti ad hoc – usando anche la pubblicità, fondamentale per intercettare la domanda latente – per descrivere i light lunch del tuo ristorante fatti “su misura” per chi dovrà poi affrontare un lungo pomeriggio di lavoro, sulla genuinità della tua cucina e sulla qualità dei tuoi prodotti. Usate delle immagini che facciano percepire questi aspetti e corroborate il tutto con l’importanza di una corretta nutrizione anche quando si ha poco tempo, si deve consumare il pasto fuori caso e su quanto sia deleterio mangiare sempre le stesse cose (rosticceria, panini ecc.).

3. Crea una scaletta con gli argomenti principali

“Cosa scrivo oggi su Facebook?” Se questa domanda ti tormenta ogni giorno, puoi fare due cose: racconta la tua attività (evitando di essere autoreferenziale); rimettiti nelle scarpe dei tuoi clienti e impara dai loro bisogni e necessità. L’impiegato sicuramente sarà lieto, ogni giorno, di sapere in anticipo cosa potresti proporgli per il light lunch di cui sopra. Avere un’idea di chi sono i tuoi potenziali clienti, ti può aiutare a creare una piccola scaletta con i topic più rilevanti per il tuo target e ad avere degli spunti per i contenuti dei tuoi canali Social, evitando il “panico da post bianco”.

Le considerazioni che ho fatto nascono da riflessioni personali a partire da una situazione che ho potuto osservare da utente. Gestire i Social Network massimizzando l’impatto che possono avere sulla tua attività lavorativa, pur partendo dalle stesse premesse (target, obiettivi e pianificazione strategica) cui ho accennato sopra, è un lavoro più ampio, articolato e complesso.

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Silvia Caruso
Silvia Caruso

Digital Marketing Specialist
Giornalista pubblicista

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